
CAMMINO DEI TEMPLARI A MONTE CUCCO
Cosa significa
essere Templari?
Immagina di scendere da cavallo, o forse di spegnere il motore della tua auto, ai margini di una radura dove le pietre di una precettoria dimenticata affiorano dall’erba alta come ossa di un gigante addormentato. Non sei un turista, sei un pellegrino della memoria. Sentirsi Templari oggi, quando si ripercorrono i loro luoghi, significa innanzitutto spogliarsi del rumore del presente per tendere l’orecchio a un silenzio che non è assenza di suono, ma pienezza di storia.
Il viaggio inizia sotto la volta di una pieve romanica, dove la luce taglia l’oscurità con la precisione di una spada. In quel raggio di pulviscolo che danza, avverti il primo passo del cammino spirituale: la spoliazione. Il Templare non era solo un guerriero, era un uomo che aveva scelto di morire al mondo per rinascere in una missione. Entrare in una loro magione, magari lungo la Via Francigena o sulle alture della Castiglia, significa abbracciare quella stessa nudità interiore. Sentire il freddo della pietra contro il palmo della mano e comprendere che la vera fortezza non è fatta di mura, ma di una volontà incrollabile che non vacilla di fronte all’ignoto.
Mentre prosegui il cammino, il paesaggio intorno a te smette di essere solo geografia e diventa un’estensione dell’anima. Il sentiero polveroso rappresenta la fatica necessaria per ogni ascesa: ogni muscolo che duole è un promemoria della condizione umana, limitata e fragile, eppure capace di tendere verso l’assoluto. In chiave laica, questa è la disciplina del "percorso". Non si arriva alla meta per il gusto di avercela fatta, ma per la trasformazione che il viaggio ha operato in te. Il Templare moderno è colui che accetta il disagio della ricerca, che non cerca risposte preconfezionate, ma scava nella propria interiorità come i cavalieri scavavano sotto il Tempio di Salomone, cercando non l'oro, ma la Sapienza.
C’è un momento preciso, spesso al tramonto, in cui l’atmosfera di questi luoghi si fa densa, quasi elettrica. È allora che la spiritualità del Tempio si manifesta come una "presenza nell’assenza". Senti che essere Templari significa farsi carico della protezione di ciò che è sacro nella vita di ogni giorno: la dignità, la verità, la bellezza. È un’avventura dello spirito che ti porta a combattere non contro un nemico esterno, ma contro le ombre che porti dentro: la paura, l’egoismo, la tentazione di arrenderti alla mediocrità. In quel momento, il cammino smette di essere un tracciato sulla mappa e diventa una linea retta che attraversa il tuo cuore.
Alla fine del viaggio, quando riemergi dai resti di una commenda o dalle ombre di un chiostro ottagonale, non porti con te un souvenir, ma una responsabilità. Sentirsi Templari significa tornare nel mondo portando con sé la luce che hai trovato in quel silenzio. È la consapevolezza che ogni nostra azione è un mattone per la cattedrale invisibile che stiamo costruendo con la nostra vita. Il cammino non finisce dove si ferma il sentiero, ma continua nel modo in cui guardi negli occhi il prossimo, con la stessa fermezza e la stessa carità di chi, secoli fa, giurò di proteggere il pellegrino stanco sulla strada di Gerusalemme.